martedì 7 marzo 2017

Chengdu e quei meravigliosi panda giganti...

Ero in Cina da più di dieci giorni quando sono arrivata a Chengdu, a bordo di quel treno partito la sera precedente da Xi'An. Ed erano circa le due del pomeriggio quando finalmente ho raggiunto l'ostello nel quale avrei trascorso le due notti successive, ma anche altre notti, dopo quelle nei parchi del nord del Sichuan. 

Durante il mio viaggio nel Paese, come mi è capitato spesso anche altrove, soprattutto ultimamente, ho ridotto al minimo i giorni nelle metropoli, per potermi concentrare sui piccoli centri, nei quali riesco subito a trovare una mia dimensione e quindi a cogliere più facilmente sfumature della vita quotidiana, oltre che a vivere la natura. Chengdu, in questo senso, non ha fatto eccezione: se mi sono fermata è perché custodisce qualcosa di davvero eccezionale (almeno per me! ☺) e perché non avevo alternative per raggiungere poi altre mete...

Il pomeriggio del mio arrivo in città non avevo nulla di particolare in programma. Non sapevo infatti se sarei arrivata puntuale e poi avevo bisogno di una giornata intera per godermi davvero ciò per cui ero lì! 

E così che ho semplicemente deciso di andare in centro e di fare una bella passeggiata, passando per Tianfu Square, su cui troneggia una statua di Mao che per le sue dimensioni non può certo passare inosservata, e per il Parco del Popolo, area verde costellata di case da tè. 

Era l'ultimo giorno delle vacanze in Cina, le vacanze legate alla Festa della Repubblica, che vede masse di persone muoversi da un luogo all'altro del Paese, quindi forse era per quello che la zona della città nella quale mi trovavo mi è parsa davvero molto molto vivace. Non saprei dire, effettivamente, se tutti i giorni per strada c'è gente che cammina allegramente, che balla, che fa taichi. Ripensando ad altri contesti però, dai quali sono passata successivamente, potrei azzardare e dire che forse sì, forse è così anche gli altri giorni. 

Il giorno dopo mi sono svegliata presto. Volevo infatti arrivare il prima possibile alla Giant Panda Breeding Research Base!



Metropolitana, bus e sono arrivata a destinazione. Finalmente potevo vedere ciò per cui mi ero spinta fino a Chengdu, i panda appunto. Probabilmente capita anche ad altri, ma spesso quando penso ad un Paese come meta di un possibile viaggio, inevitabilmente, mi vengono in mente delle immagini, delle idee. Ecco, quando pensavo alla Cina io pensavo a tante cose e tra queste c'era sempre il panda! Non potevo non venire qui quindi, dovevo!

Sono stata tra i primi ad entrare e ad incamminarmi. Nonostante la cartina che mi avevano consegnato all'ingresso, non sapevo esattamente dove stavo andando. Quando ho visto dei cartelli che riportavano la scritta 'Panda', ho subito deciso di seguirli.

Camminavo su viali, in quel momento ancora molto quieti, ai cui bordi crescono piante di bamboo che creano un bellissimo effetto tunnel o, se vogliamo, una sorta di caleidoscopio la cui tonalità dominante è il verde. 

Sono quindi arrivata al primo recinto, ma non riuscivo a vedere nessun panda. Non sono però certo il tipo che si scoraggia: sapevo infatti che i panda vivono in aree delimitate, ma comunque molto ampie e che rispecchiano appieno l'habitat naturale in cui sono abituati a vivere quando crescono liberi.

Detesto gli zoo e prima di partire e raggiungere Chengdu mi sono accertata che il centro non lo fosse. Il suo scopo, infatti, dal 1987 è quello di proteggere i panda , che sono in serio pericolo: attualmente, infatti, ne esistono meno di 2000 e vivono tutti nelle aree montane delle province del Sichuan, dello Shaanxi e del Gansu.




Ho proseguito dunque, tenendo sempre gli occhi ben aperti. All'improvviso ho visto quattro/cinque persone tutte intente a scattare fotografie. Ho accelerato il passo, perché evidentemente lì doveva esserci qualcosa. 

Finalmente ero di fronte ad un panda gigante! Finalmente lo vedevo, lì, di fronte a me, non su uno schermo, ma dal vivo! Un'emozione indescrivibile quella che ho provato vedendo quell'orsacchiottone bianco e nero, seduto in una maniera buffissima, mentre rosicchiava canne di bamboo. Del tutto indifferente rispetto a ciò che stava accadendo intorno a lui, continuava: finita una canna, ne prendeva subito un'altra e finita quella, un'altra ancora! 

<<Insaziabile quel panda!>>, ho pensato, prima di scoprire che tutti i panda trascorrono ben dodici ore della giornata mangiando. Il loro metabolismo, infatti, smaltisce molto velocemente il bambù - che è la fonte primaria di cibo - e per avere sempre energia sufficiente devono appunto continuare a mangiare, oltre che a dormire o comunque a limitare qualsiasi attività fisica.

Subito dopo ne ho visto un altro, ugualmente buffo. Salito su un albero, a modo suo, si era sdraiato e aveva tutte e quattro le zampe a penzoloni!

Un panda, poi un altro ed un altro ancora. Sono persino tornata sui miei passi per rivederne qualcuno. Avrei potuto continuare all'infinito, in un andirivieni senza fine. Come i panda non riescono a tenere lontano dal cibo il loro pseudopollice, io non riuscivo ad allontanarmi da loro! In quel momento erano il mio bambù!

E quando poi ho visto i cuccioli? Dei batuffoli, all'apparenza quasi dei peluches, sempre bianchi e neri, semplicemente dolcissimi, tenerissimi... Lì ho visti arrivare, uno ad uno, aggrappati ad una ragazza che li ha portati all'esterno, tenendoli in braccio come fossero bambini ancora in fasce. Inutile dire che avrei voluto rapirli tutti, quei piccoli panda giganti! ☺






Era ormai ora di pranzo e molta gente era giunta al parco. Io continuavo la mia visita, tutta presa da quei meravigliosi panda.

Ad un certo punto, in lontananza, ho visto qualcosa muoversi all'interno di un recinto, ma certamente non era un panda; il manto bianco e nero lì rende inconfondibili e facilmente individuabili. 

Mi sono avvicinata ed ho subito compreso che effettivamente si trattava sempre di panda, ma di quelli rossi. Mi sono subito parsi più furbetti dei loro cugini, con quel musetto a punta e quella mascherina sugli occhi. Anche loro erano tutti intenti a mangiare, probabilmente zucca o un frutto giallo, arancio. Terminato il cibo, tuttavia, non si sono appisolati, come sarebbe successo a qualsiasi panda bianco e nero; si sono messi a correre, a saltare sugli alberi, fino a scomparire. Direi proprio che sono anche più vispi dei loro cugini!

Solo nel tardo pomeriggio sono tornata a Chengdù, soddisfatta di quella giornata, che in termini di emozioni mi aveva dato tantissimo...




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Giusto qualche informazione di carattere pratico:

Come arrivare:
Raggiungere in metropolitana la fermata Xiang Mao Avenue, sulla linea 3. Uscita A e quindi acquistare il biglietto d'ingresso alla Giant Panda Breeding Research Base presso lo stand, con il quale si può salire gratuitamente sulla navetta che porta al parco. Verificare con il proprio hotel/ostello se ci sono percorsi alternativi più veloci.

Biglietto d'ingresso: 58Y

Orari di apertura: 7.30 - 18.00 tutto l'anno


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