lunedì 20 febbraio 2017

Il viaggio nel viaggio: l'umanità che ho incontrato sul treno Pechino - Datong...

<<Un viaggio in treno, in Cina, finisce sempre per essere un viaggio nel viaggio!>>. Avevo cinquanta giorni per comprendere tutto ciò che celavano queste parole, giunte alle mie orecchie poco prima della partenza; già la sera che ho lasciato Pechino, diretta a Datong, tuttavia, volevo capire.

Di lì a poche ore sarei salita per la prima volta su un treno cinese. Poiché non sapevo esattamente come funzionano le cose, ho lasciato l'ostello presto, intorno alle 18, anche se la partenza era prevista per le 23. Dovevo andare alla stazione ovest e mi avevano consigliato di spostarmi in taxi. E' stata necessaria un'ora per arrivare a destinazione, a causa del traffico, che a quell'ora era più intenso del solito.

Ci ho messo qualche secondo a realizzare dove dovevo andare. La biglietteria si trova infatti fuori dall'edificio principale e lì dovevo andare, per ritirare i biglietti acquistati on-line. Ci sono vari sportelli. Chiaramente ho scelto quello con meno persone in fila, servito da una ragazza che pensavo potesse comprendere qualche parola d'inglese, considerata la sua giovane età.

Arrivato il mio turno le ho mostrato le stampe delle prenotazioni ed ho cercato di spiegarle che dovevo appunto ritirare i biglietti. La ragazza però mi guardava allibita, senza proferire parola. Quando ha visto il codice di prenotazione però si è illuminata: evidentemente, all'improvviso, tutte le era chiaro. E così, in un batter d'occhio ho avuto tra le mani tutti i biglietti, ovvero tanti <<viaggi  nel viaggio>>.

Forse non ero abituata ad un certo tipo di controlli, ma non ho potuto fare a meno di chiedermi se davvero stavo entrando in una stazione ferroviaria e non in un aeroporto. Controllo passaporti, controllo del biglietto e anche del bagaglio. Tutto è stato rapidissimo e di un efficienza davvero inaspettata.

Una volta dentro mi sono ritrovata proprio sotto il tabellone delle partenze e... Oh mamma! Per un istante ho visto solo caratteri cinesi! Poi, nel caos che per me rappresentavano quei segni rossi, ho intravisto dei numeri! Sì, dei numeri! E persino quello scritto sul mio biglietto! Dopo un paio di minuti ogni cosa è svanita dal tabellone e finalmente sono comparsi nomi di luoghi a me familiari, scritti in un alfabeto che conoscevo!

Non era finita lì però. In Cina, soprattutto nelle stazioni più grandi, i passeggeri non vengono indirizzati direttamente sul binario dal quale parte il treno che devono prendere, bensì in diverse sale d'attesa ed in ogni sala d'attesa ci sono poi svariati gate - sì come in aeroporto! - che aprono poco prima delle partenze! Quindi dovevo innanzitutto trovare la sala d'aspetto giusta e poi il gate!

A dire la verità non c'è nulla di difficile in tutto questo; se però non si è abituati, la prima volta può essere spiazzante. Per dirla tutta, poi, il sistema funziona: hanno trovato il modo di gestire le grandi masse che si muovono da un capo all'altro del Paese! Perché sì, i cinesi sono tanti e quel giorno me ne sono resa conto...

Quando hanno aperto il gate, mi sono messa in coda, un po' prevenuta, veramente: avevo sentito spesso che i cinesi non rispettano le file, che tendono a passare avanti, che sgomitano... Eppure, quella sera li ho trovati molto disciplinati!

Ulteriore controllo del biglietto e via sul binario...

Non mi rimaneva che trovare il vagone indicato sul mio biglietto e quindi la brandina, entrambi numerati!

Ero stanca. Volevo solo infilarmi nel sacco a pelo, sdraiarmi e dormire. Quando stavo per arrampicarmi (la mia brandina era... al terzo piano! ☺) mi hanno fatto capire che si doveva aspettare il controllore! Ho aspettato, quindi, ma non capivo perché. Cos'altro dovevo fare ancora?

Il controllore doveva ritirare i biglietti cartacei e sostituirli con dei biglietti plastificati. In quel momento non avevo voglia di capire. Ho fatto lo scambio e buona notte a tutti i cinesi incuriositi dalla mia presenza!

Anche se avevo scelto la cosiddetta 'brandina rigida', ho dormito benissimo. Ho dormito talmente bene che quando il treno, all'alba, è entrato in stazione a Datong, nemmeno me ne sono accorta. E se non fosse stato per il controllore, che è venuto a riprendersi il biglietto plastificato e a restituire quello cartaceo, sarei finita chissà dove.

Appena uscita dalla stazione le voci dei tassisti mi hanno completamente stordita e hanno riportato alla mia mente momenti vissuti nel Sud Est Asiatico, dove ogni volta che scendevo da un autobus mi ritrovavo circondata da decine di tuc tuc.

Per strada a quell'ora non c'era nessuno e dal taxi vedevo la città nuova scorrere velocemente davanti ai miei occhi. Mi ha fatto una strana impressione: uno scenario che potrei definire, senza azzardare, post-apocalittico! Gru e ancora gru, file e file di casermoni tutti uguali, avvolti da una strana nebbiolina che si imponeva su una semioscurità.

In venti minuti sono giunta a destinazione, davanti alla porta dell'ostello. E' solo in quel momento che ho ripensato alla questione del <<viaggio nel viaggio>>. Quanta umanità si incontra sui treni cinesi? Quanta ne ho incontrata nel tragitto Pechino - Datong? Una famiglia che nel caos della sala d'attesa mi ha fatto spazio per sedermi, vedendomi con uno strano e grosso zaino sulle spalle. Un ragazzo, l'unico a parlare inglese, che si è offerto di spiegarmi come funzionano le cose sui treni cinesi e di tradurre ciò che diceva il controllore, una volta salita sul vagone, mezza addormentata. Tutta quella gente su quelli sgabellini colorati, che aveva tra le mani sacchetti pieni di noodles istantanei, necessari per affrontare - certamente - un lungo viaggio, magari per tornare a casa, in chissà quale remota provincia...

Non ne ero consapevole allora, ma quel <<viaggio nel viaggio>> era appena iniziato e sarebbe proseguito anche su altri binari...


Centro storico di Datong...



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