lunedì 19 settembre 2016

Il Vietnam si racconta: il War Remanent Museum di Saigon ed i tunnel di Cu Chi

I giorni in Vietnam, come ho già a avuto modo di scrivere, mi hanno provata. Tante le difficoltà, tanti i momenti di sconforto. Ho reagito però e sono arrivata a Saigon, che è stata la mia ultima tappa nel Paese. E Saigon mi ha provata ulteriormente, forse ancora più nel profondo.

Conoscevo la storia del Vietnam già prima di partire. Mi stava molto a cuore, tuttavia, approfondire alcuni aspetti legati all'ultima guerra. Per questa ragione, dunque, durante i giorni trascorsi a Saigon mi sono recata al War Remanent Museum e poi al villaggio di Cu Chi, dove certe questioni si sono palesate in tutta la loro crudezza.


La storia che già conoscevo...

Il 2 settembre 1945 è stata dichiarata l'Indipendenza del Vietnam, che dal 1883 era divenuto protettorato francese e dal 1940 subiva l'occupazione giapponese.

La dichiarazione è sfociata in un conflitto tra il Viet Minh, il gruppo di resistenza di ispirazione comunista, fondato e guidato da Ho Chi Minh, ed i colonialisti francesi, che intendevano imporre nuovamente il loro dominio. Il conflitto si è concluso a favore del Viet Minh, ma solo nel 1954, con l'assedio di Dien Bien Phu.

E così che nel 1955, durante la conferenza di Ginevra, il Paese è stato temporaneamente diviso in due metà, all'altezza del 17° parallelo: il Vietnam del Nord comunista ed il Vietnam del Sud, libero.

Già nel 1960 il Viet Minh, più comunemente noto come Viet Cong, ha organizzato una serie di attacchi contro il Vietnam del Sud, sostenuto dagli Stati Uniti.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Carro armato esposto nel giardino del Palazzo della Riunificazione di Saigon, un tempo residenza del Presidente del Vietnam del Sud - Vietnam

Nel 1964 il Viet Cong iniziò a penetrare nel Vietnam del Sud e di conseguenza gli Stati Uniti cominciarono ad inviare le prime truppe.

Nel 1968, con l'offensiva del Tet, la svolta a favore del nord.

Nel frattempo, inoltre, l'opinione pubblica si stava schierando apertamente contro la guerra, in parte anche a causa dei crimini commessi dai soldati statunitensi nei confronti della popolazione vietnamita.

E così che si spiegano gli accordi di Parigi, siglati nel 1973, che prevedevano una tregua, il ritiro degli Stati Uniti e il rilascio dei prigionieri di guerra statunitensi.

La guerra è poi proseguita fino all'aprile del 1975, ormai con due soli protagonisti, il Vietnam del Sud ed il Vietnam del Nord, che alla fine ha avuto la meglio.

Conquistata Saigon, i vietnamiti del nord le hanno dato il nome di Ho Chi Minh e nell'anno successivo si sono mossi per portare a termine il processo di riunificazione.

Ristabilita la pace, non sono mancate repressioni nei confronti di chi era anche lontanamente legato alla precedente leadership, arresti e reclusioni nei cosiddetti campi di rieducazione.


Approfondendo gli aspetti che più mi stavano a cuore...

Credo che un semplice viaggio in Vietnam, non possa - per ovvi motivi - dare alcuna illuminazione riguardo a quanto sia accaduto a parte della popolazione vietnamita negli anni dopo la riunificazione. Ed è altrettanto ovvio che non si trovino cenni a proposito di tali fatti al War Remanent Museum di Saigon, così come - credo - in qualsiasi altro museo di storia del Paese.

Tanto altro, tuttavia, viene raccontato...

Una volta entrata al War Remanent Museum, mi sono subito resa conto che le esposizioni sono pregne di una certa ideologia (come qualsiasi racconto, si potrebbe obiettare, che è sempre frutto di un punto di vista più o meno evidente).

Nonostante questo ho continuato a leggere del Vietnam degli anni di cui vi ho appena parlato e di quello di oggi, perché c'è una sezione dedicata anche al presente. Devo dire che è stato interessante osservare come si racconta un Paese che ancora si definisce Repubblica Socialista, prendendo in considerazione il linguaggio dei testi proposti, il tono piuttosto che l'enfasi su alcune idee.

Un aspetto che mi è subito saltato all'occhio è la quantità di immagini che costituiscono l'esposizione. Al piano terra, quelle che più mi hanno colpita, si trovano nella sezione dedicata ai movimenti di protesta contro la guerra in Vietnam e di sostegno alla sua causa di indipendenza. Manifesti parte delle campagne (di propaganda) di Stati come la DDR, così come fotografie di uomini e donne nelle piazze, alcune delle quali anche italiane, sono solo due esempi di ciò che è possibile vedere nelle diverse sale.

Foto scattata War Remanent Museum di Saigon - Vietnam

Anche le immagini, in quanto frutto di un linguaggio, sono veicolo di ideologie. Una volta salita al primo piano del museo, tuttavia, mi sono resa conto che di fronte a certe immagini qualsiasi ideologia perde significato, lo perde all'interno di qualsiasi discorso, almeno per me.

Prima ho scritto che Saigon mi ha molto provata. Ecco, mi hanno molto provata le fotografie che ho visto al primo e poi al secondo piano del museo, che difficilmente possono essere piegate agli scopi di un discorso, di un'ideologia, talmente sono cruente. E ciò, credo che valga indipendentemente dal punto di vista dal quale la storia viene raccontata.

Un soldato che tiene tra le mani la testa, decapitata, di una donna. Corpi, nudi, trascinati da un carro armato. Corpi carbonizzati. Corpi mutilati dalle mine.

E poi ci sono le foto dei bambini affetti da malformazioni - malformazioni tali che risultano difficili da immaginare! - conseguenza dell'uso di armi chimiche durante la guerra, per distruggere l'ambiente e togliere al nemico la possibilità di sopravvivere...

Immagini atroci quelle che continuavano a passarmi davanti agli occhi anche una volta lasciato il museo, quel giorno e nei giorni successivi.

Qualche giorno dopo la mia visita al War Remanent Museum di Saigon, sono andata a Cu Chi, un villaggio che dista una trentina di chilometri da Saigon, noto per il sistema di tunnel sotterranei costruito negli anni quaranta dalla resistenza Viet Minh. che all'epoca era impegnata contro i francesi.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Accesso al sistema di tunnel di Cu Chi - Vietnam
                                           
Il sistema di tunnel, estesa nel corso degli anni sessanta e settanta fino a raggiungere 250km, ha avuto un'importanza strategica anche durante la guerra contro il Vietnam del Sud e gli Stai Uniti.

Una volta lì, sono scesa e sono entrata in quelle gallerie sotterranee o meglio in una sezione aperta ai visitatori e appositamente ampliata. In una sola parola, impressionante! Impressionante quanto debbano essere strette le gallerie che non sono state ampliate, perché lo erano già abbastanza quelle in cui mi sono trovata! La guida ci ha tenuto a precisare che i vietnamiti sono piccoli e che quindi ci passavano senza grossi problemi; ha aggiunto anche che i soldati statunitensi, invece, con tutto il loro equipaggiamento, non sarebbero mai riusciti ad entrare.

Pensavo che al War Remanent Museum di Saigon avevo visto il peggio di ciò che è stata la Guerra in Vietnam, che ormai il Vietnam mi avesse provata abbastanza.

Poi, invece, la guida ha mostrato le trappole che la resistenza Viet Cong aveva creato per i soldati statunitensi, per <<farli soffrire il più possibile>>.

Ad avermi provata, ancora una volta, le parole della guida, che non usava mezzi termini per spiegare il funzionamento di certi meccanismi, per spiegare che con quella trappola loro (e quindi anche lui, che all'epoca probabilmente non era neanche nato!) avrebbero infilzato un soldato statunitense <<come un pollo allo spiedo>>.

L'immagine può contenere: scarpe, erba e spazio all'aperto
Una delle tante diverse trappole a Cu Chi - Vietnam

Ho lasciato Cu Chi riflettendo ancora una volta su come il Vietnam si racconta. Le parole della guida nascevano spontanee o stava recitando un copione? E adesso, francamente, non so quale risposta sia la peggiore...


Nessun commento:


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...