martedì 7 giugno 2016

Quei piccoli, grandi regali di Gyeongju...

Il tempo a Jeonju e Busan è trascorso, nell'entusiasmo che mai avrei pensato potesse darmi la Corea del Sud, sì proprio la Corea del Sud, uno di quei Paesi che ho scelto un po' per caso, senza grandi aspettative.

Una sorpresa dietro l'altra, infatti, le città coreane.

Giunta a Gyeongju, mentre scendevo dal autobus, non potevo avere dubbi sui giorni a venire: anche quella città  aveva tanti piccoli, grandi regali per me, lì da scartare, uno dopo l'altro.

La Homo Nomads Guest House è stato il primo di quei regali. Quando ho lasciato la stazione e mi sono messa in cammino per cercarla, improvvisamente, mi sono resa conto di trovarmi in un quartiere - sì, chiamiamolo così - di quelli con le case di un tempo, tradizionali. Sapevo quindi che c'ero quasi, che ero vicina a trovarla, perché avevo prenotato un posto letto in un hanok per i successivi quattro giorni. 

Appena sono arrivata la signora che gestisce la struttura mi ha accolta e mi ha spiegato tutto ciò che dovevo sapere, dalle regole della casa, che si è rivelata davvero molto caratteristica, a ciò che avrei potuto fare lì, a Gyeongju, offrendomi il suo aiuto qualora ne avessi avuto bisogno.

Corea del Sud - Gyeongju: Tumuli

E così, già nel pomeriggio, ho raggiunto la zona centrale di Gyeongju ed ho scartato un altro dei regali che la città aveva da offrirmi. All'apparenza erano colline quelle che potevo scorgere, tante belle collinette verdi, alte, basse e dalle forme più svariate. Si trattava di tumuli tuttavia, di tombe reali, alcune delle quali - quelle precedenti all'avvento del Buddismo nel Paese - probabilmente ricche di tesori.

Camminavo, spensierata, godendomi il paesaggio, quel paesaggio modellato secoli prima.

Mi sono spinta fino all'osservatorio astronomico, a quanto si dice il più antico esistente in Asia. E quindi sono arrivata al Tumuli Park, dove ho finalmente scoperto qualcosa di più su quello che stavo vedendo ed ho persino avuto modo di spingermi all'interno di una di quelle tombe che custodiscono i corpi degli esponenti della dinastia Silla.

Ero sulla via del ritorno, su un sentiero che si snoda tra campi di cotone, quando il sole, che stava per tramontare, ha tinto la città di rosso. Quello è stato l'ultimo regalo di Gyeongju, per quel giorno.

Corea del Sud - Gyeongju: Tramonto sui tumuli

Il mattino seguente ho deciso di andare fuori città.  E così, in autobus, ho raggiunto Bulguksa e da lì, a piedi, Seokguram.

Bulguk-sa è un bellissimo tempio, immerso in un ampio parco che a fine ottobre aveva ormai assunto le più calde tonalità autunnali, nel quale non ho potuto fare a meno di perdermi, quasi ammaliata dal foliage. Sono giunta ai piedi del complesso templare, lentamente. E, sempre con calma, aggirandomi al suo interno, ho cercato di coglierne l'essenza, in quanto luogo di culto, in quanto massima espressione dell'architettura Silla, quella del periodo dei re sepolti nei tumuli, che avevo visto il giorno precedente a Gyeongju.

Sono arrivata presto, certo non all'alba, ma comunque presto. Eppure c'era già tanta gente, forse troppa. E' così, ad un certo punto, ho deciso di mettermi in cammino, addentrandomi nel bosco, per raggiungere Seokguram, una grotta artificiale, che custodisce una statua del Buddha. Sul sentiero, di poco più di tre chilometri, solo qualche coreano, oltre a qualche scoiattolo, di quelli piccoli, striati, che saltellavano da un ramo all'altro.

Al termine del percorso, sul fianco della collina, ho immediatamente scorto quella che mi pareva una tomba reale, di quelle che scolpiscono il paesaggio di Gyeongju. E così ho capito che ero arrivata, che quello era il secondo regalo di quel giorno.

Corea del Sud - Gyeongju: Dettaglio di Bulguksa

Corea del Sud - Gyeongju: Seokguram Grotto

Di ritorno a Gyeongju, nel pomeriggio, ho deciso di andare al museo di storia della città. Mentre mi aggiravo tra le sale, si è avvicinata una signora: mi ha chiesto se per caso non volessi prendere parte alla visita guidata in inglese, tra l'altro gratuita, che sarebbe iniziata da lì a cinque minuti. Ho accettato volentieri il suo invito.

Non ero l'unica a partecipare, ma oltre a me c'era solo Shanae, una ragazza australiana di 25 anni che si era laureata da poco e, prima di compiere i primi passi nel mondo del lavoro, ha deciso di prendersi un po' di tempo per viaggiare: in 6 mesi avrebbe attraversato diversi Stati asiatici, per poi tornare a Melbourne.

Parlando, è saltato fuori che Shanae stava alla Homo Nomads Guest House, come me. Abbiamo dunque deciso di organizzare insieme qualcosa per il giorno seguente, che entrambe avremmo trascorso a Gyeongju.

Abbiamo pensato ad un bel trekking sul monte Namisan. Potevamo andare per conto nostro, ma la proprietaria della Guest House, ci ha detto che, volendo, avrebbe fatto una telefonata per chiedere se ci fosse una guida disponibile ad accompagnarci. E la guida, volontaria, c'era, una simpatica signora sulla cinquantina, in perfetta tenuta sportiva. A noi si è poi aggiunta una coppia olandese, Anika e Rick, anche loro viaggiatori di lungo periodo.

Il percorso si è rivelato relativamente facile e - devo dire - piuttosto interessante, non solo per gli scorci panoramici che rivela, ma anche per le rovine che vi si nascondono, tra le quali tantissime statue del Buddha, lì in mezzo alla vegetazione o scolpite nella roccia.

Corea del Sud - Gyeongju: scorcio dal Monte Namisan 

Più o meno a metà cammino siamo arrivati ad un monastero, giusto in tempo per il pranzo: ogni domenica i monaci offrono infatti una zuppa di noodles a chi si trova a passare di lì.

Poi abbiamo proseguito e, una volta in cima, la guida ci ha consegnato delle cartoline, dicendoci che potevamo inviarne una ciascuno nel nostro Paese, tra l'altro a spese della Corea del Sud. Effettivamente, proprio lì, c'era una buca delle lettere. Io ho deciso di scrivere a mia nonna, che ha ricevuto la cartolina un mese dopo il mio ritorno in Italia!

Anika e Rick hanno deciso di restare lì per un po', mentre io e Shanae siamo tornate indietro con la guida. Eravamo tutti d'accordo, comunque, di rivederci per cena.

E quale occasione poteva essere migliore per condividere un dakgalbi? Di cosa sto parlando? Di una specialità coreana, servita in modo senz'altro spettacolare e che definire piccante è un eufemismo!

La serata è trascorsa piacevolmente e si è conclusa con un arrivederci, poiché il giorno dopo tutti avremmo preso strade diverse: io sarei rimasta ancora in città, Shanae sarebbe ripartita per Seoul e Anika e Rick avrebbero raggiunto Haein-sa per prendere parte ad un temple stay program.

Gyeongju però aveva ancora un regalo in serbo per me, il villaggio di Yang Dong. Avevo pensato ad un'escursione di mezza giornata. Una volta lì però sono rimasta fino a sera. Il contesto rurale e la quiete che ho trovato hanno fatto si che io perdessi la cognizione del tempo, semplicemente passeggiando tra gli hanok.

Corea del Sud: io nel villaggio di Yang Dong

Ho trascorso a Gyeongju anche il giorno seguente, cercando di vivere un po' la città, tornando sui miei passi, quelli che avevo fatto il primo giorno, muovendomi tra quelle colline che delineano un paesaggio inconfondibile.

E poi me ne sono andata, sono tornata a Seoul, con tanti piccoli grandi regali, di quelli che non necessitano di tanto spazio nello zaino, anzi di quelli che non necessitano affatto di spazio, perché semplicemente si posano in quel cassettino della memoria che custodisce i ricordi...


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