martedì 19 gennaio 2016

I giapponesi e la questione Hiroshima

Quando sono arrivata ad Hiroshima - devo ammetterlo - vedere tutte quelle scolaresche in gita mi ha colpita. Mi ha colpita perché prima di partire mi era sembrato di capire che i libri di storia, proprio quelli che si trovano a studiare i bambini in divisa che ho incontrato, non diano il giusto peso a quanto è accaduto il 6 agosto 1945 e a tutto ciò che è conseguito allo scoppio della bomba atomica. 

Vedere lì tutti quei bambini mi ha resa felice: significava infatti che le nuove generazioni non ignoreranno, che avranno piena consapevolezza della tragicità degli eventi che hanno coinvolto il loro Paese, a voler ben guardare nemmeno troppo tempo fa.

Giappone - Hiroshima: scolaresca in gita di fronte alla Cupola della Bomba Atomica

Hiroshima è un luogo della memoria. Non potevo credere che migliaia di persone, provenienti da ogni dove, scegliessero di portarsi lì, e che i giapponesi, semplicemente, volessero dimenticare. E a questo punto - col senno di poi - non credo neppure al fatto che i cosiddetti Hibakusha, i sopravvissuti, siano stati messi ai margini della società, come racconta Renata Pisu, nel suo libro ''Alle radici del sole''.

Il Museo della Pace è stato fondamentale per comprendere tutto questo. 

Di fronte a fotografie di un'atrocità che non riesco ad esprimere, non ho potuto pensare che lì, in Giappone, non vogliano ricordare. 

Hiroshima, in quelle fotografie, sembra ciò che - almeno nella mia immaginazione - potrebbe essere il mondo dopo un'ipotetica apocalisse. Terribile. Semplicemente terribile.

Se quelle fotografie della città rasa al suolo sono terribili, quelle che ritraggono le persone, dopo l'esplosione, nei mesi e negli anni a venire, lo sono altrettanto, se non di più...

No, non ho proprio potuto pensare che lì, in Giappone, non vogliano ricordare, dopo che mi sono ritrovata di fronte agli oggetti più svariati, che l'esplosione non ha polverizzato, raccolti perché raccontino la vita a cui un tempo sono appartenuti. Una borraccia, un triciclo, una casacca, degli scarponi, un orologio a pendolo...

Un edifico, non lontano dal museo, invece, da ancora idea di come doveva apparire la città quando si è trovata ad essere un cumulo di macerie. Si tratta della cupola della bomba atomica, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. 

E ancora una volta, proprio di fronte allo scheletro di quel edificio, che è stato costruito come centro espositivo industriale, mi sono detta che se i giapponesi non avessero voluto ricordare l'Hiroshima di quel giorno, probabilmente io non mi sarei mai trovata lì, come tutti quei bambini in gita...

Poi, il Parco della Pace, con tutti i suoi monumenti commemorativi, che appunto commemorano, ricordano.

Seduta su una panchina, osservavo le attività nelle quali le scolaresche venivano coinvolte. Ai piedi del monumento alla pace dei bambini, quei piccoli giapponesi li ho visti leggere dei pensieri, li ho visti riporre tante piccole gru di carta, colorate, segno di longevità...

Giappone - Hiroshima: Gru

Forse stavano ricordando Sasaki Sadako, una bambina di undici anni, sopravvissuta all'esplosione della Bomba Atomica, ammalatasi di leucemia, che una volta appreso della sua malattia ha deciso di costruire mille gru, di quelle di carta, di quelle colorate, convinta che così sarebbe guarita...

Prima di lasciare Hiroshima mi sono fermata di fronte al cenotafio che riporta i nomi delle vittime della Bomba Atomica. In lontananza potevo scorgere la Fiamma della Pace, che continuerà a bruciare finché non verrà distrutta l'ultima arma nucleare esistente al mondo. 

Al di là della volontà di ricordare, che comunque sono convinta ci sia, credo che Hiroshima sia anche e soprattutto monito, che sia speranza...



We dedicate this bell
as a symbol of Hiroshima Aspiration:
let al nuclear arms and wars be gone,
and the nations live in true pace!
May it ring to all corners of the earth
to meat the ear of every man,
for in it throb and palpitate
the hearts od its peace-loving donors.
So may you, friends,
step forward and toll this bell for peace!

Hiroshima, 1964
Higan No Kai



Se vuoi vedere altre foto di Hiroshima, segui il link e se ti va metti mi piace sulla pagina facebook di My way, around the world!



2 commenti:

  1. Credo che come altre tragiche vicende delle due guerre mondiali sia un grave peccato dimenticare...

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    Risposte
    1. Infatti Alberto... Sono felice di essere stata ad Hiroshima, nonostante ciò che implica... E soprattutto sono felice che le cose non stiano come mi è capitato di leggere prima di partire...

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