mercoledì 23 dicembre 2015

Ma cos'è Tokyo? La capitale giapponese ai miei occhi, tra cultura e sottoculture

E’ nel quartiere di Ueno, passeggiando tra templi che inequivocabilmente rimandano ad un Giappone di un’epoca diversa, senz’altro lontana da quella dei grattacieli che avevo visto la sera precedente a Shinjuku, che mi sono resa conto che Tokyo ha una sua storia da raccontare, nascosta da quella modernità conseguenza (anche) del tremendo terremoto che l’ha rasa al suolo nel ’23 e della distruzione che la seconda guerra mondiale ha portato con sé.

Credo che il Giappone affascini così tanto – forse più di altri Paesi asiatici, forse più della Corea del Sud ad esempio – per una ricchezza culturale che è ben nota e sedimentata nell’immaginario collettivo, ma che a Tokyo difficilmente si riesce a trovare, se proprio non la si cerca.  

Ciò che a Tokyo, invece, si percepisce immediatamente, è il peso di quelle che secondo alcuni sono diventate delle vere e proprie sottoculture e che secondo altri, invece, sarebbero solo un modo per evadere da quel sistema di regole che governerebbero la quotidianità nel Paese del Sol Levante.

Akihabara – la cosiddetta Electric Town – è il quartiere di Tokyo famoso per i negozi in cui è possibile acquistare manga e video-games, oltre ad articoli di elettronica di vario genere. Appena siamo riemerse in superfici, dall’omonima stazione, il volto stilizzato di un qualche personaggio a noi sconosciuto è la prima cosa che si è palesata, enorme, stampato su un cartellone, posto lì, sulla facciata di un palazzo. E poi, addentrandoci nel quartiere, ne abbiamo incontrati tanti altri di quei volti, tra scritte in caratteri cubitali che richiamano alla memoria nomi  noti non solo a coloro che mai rinuncerebbero all’ultima consolle.

                                                                       Tokyo - Akihabara

Non è tuttavia solo ad Akihabara che mi sono resa conto di quanto i manga siano diffusi ed apprezzati in città: in metropolitana, quasi sempre, c’era qualcuno che si dava alla lettura dei famosi fumetti, disponibili anche su supporti elettronici. E lo stesso vale per i video-games: un giorno mi sono trovata accanto ad un ragazzino che con una mano giocava con il cellulare e con l’altra con una sorta di tamagotchi! Che siano, molto semplicemente, due modi per riuscire a rispettare il divieto la consuetudine di non parlare in metropolitana?

Le regole a Tokyo ci sono, come ovunque. La gente, però, mi è parsa rispettarle molto spontaneamente. Non di rado, ad esempio, mi è capitato di imbattermi in un cartello che invitava a non fumare per strada: nessun problema per i giapponesi, nessun problema per me e per mia mamma e per chi come noi le sigarette sa a mala pena che esistono, ma per chi arriva dall’altra parte del mondo e sente forte il bisogno di nicotina e una simile consuetudine neanche immaginava potesse esistere?

E poi ci sono i maid café, quelli di Shibuya - il quartiere con l'incrocio più trafficato al mondo - ad esempio, nei quali le cameriere hanno un atteggiamento e un abbigliamento in pizzi e merletti che fa sorridere i passanti e – immagino – i clienti…

E i cat caffé... E i cani in passeggino… Beh, io a questo proposito è meglio che non mi esprimo: sono di quelli che al barboncino appena tosato mettono il maglioncino per non fargli sentire freddo!!! :-)

Tokyo - Nell'ordine divieto di fumare, cane in passeggino e una maid

E i giochi come quello a cui abbiamo assistito sulla baia di Tokyo, il giorno prima di lasciare il Paese, che non vi racconto, ma che vi faccio vedere in questo breve video…

video

Chissà se davvero sono delle valvole di sfogo…

A Yanaka, osservando quelle casette basse, di legno, con i loro giardinetti, e i mille templi, sopravvissuti all’avvento della modernità, come quelli del quartiere di Ueno, che è lì vicino, ancora non ci eravamo rese conto, fino in fondo, di cosa rappresenti Tokyo... Puro contrasto? O un mix che funziona (o che sembra funzionare) alla perfezione perché, nel suo piccolo, ciascuno riesce a trovare il proprio spazio?


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