giovedì 16 aprile 2015

Tre giorni a Rio Dulce...

In viaggio verso Rio Dulce ho conosciuto Rosalind, o meglio, Rosy.

Poco dopo averla incontrata mi ha detto: <<Amo il Guatemala!>>.

E così ho capito che non era un caso che aveva attraversato il Paese in lungo e in largo e che continuava a passare e ripassare anche laddove era già stata, da due mesi. Era, infatti, dal secondo anno delle scuole superiori che sognava di viaggiare in Guatemala, da quando era tornata da un soggiorno studio che, evidentemente, non le ha lasciato solo nozioni di grammatica spagnola.

<<In due mesi il Guatemala lo impari a conoscere proprio bene>>, pensavo, ascoltando le sue parole, per poi apprendere che si sarebbe fermata ancora, altri trenta giorni, perché quel suo amore, voleva non solo conoscerlo, ma viverlo, fino in fondo.

La maggior parte delle persone in tre mesi avrebbero attraversato tutto (o quasi) il Centro America, ma c'è anche chi si innamora di un Paese e non vuole più lasciarlo...

Il giorno dell'arrivo a Rio Dulce, dopo esserci sistemate al Tortugal (se vuoi leggi Dove dormire a Rio Dulce: Vi consiglio El Tortugal!), abbiamo deciso di percorrere il breve sentiero che porta in città. Palme, altre piante tropicali, fiori, farfalle.


Incrociata la strada, tuttavia, vedendo intere famiglie che sottraevano, uno dopo l'altro, alberi alla foresta, la meraviglia provata in quell'angolo che ci era parso incontaminato, si è trasformata in sgomento...

In centro, invece, è stato il trambusto creato dal continuo andirivieni di mezzi e persone a spiazzarci, tanto da spingerci a trovare rifugio in una via defilata, sul fiume, non lontano dal molo del Sundog's.

Anche lì, comunque c'era un certo via vai, a filo d'acqua però. Non lontano da noi, si caricavano e scaricavano merci, in continuazione. Mentre Rosy rifletteva sul fatto che anche sulla sua isola, in Alaska, ci sono tante barche ma che la gente le usa prevalentemente nel tempo libero, io pensavo che, in fondo, già sapevo che il Guatemala è un gran mercato (se vuoi, leggi Il mercato Guatemala e Chichicastenango).

video

A pochi metri da noi c'erano dei bambini che si divertivano pescando. Mettevano il loro bottino in un secchio, ignorando che un gatto dal pelo rosso si stava già leccando i baffi ed era pronto per un agguato.



Quella sera, subito dopo cena, avvolta dalla mia zanzariera e ispirata dal fruscio dell'acqua e dal verso delle cicale, ne ho approfittato per scrivere, fino a notte fonda.

Il giorno successivo Rosy mi ha proposto di usare i kayak messi a disposizione dal Tortugal. Effettivamente era da quando ancora lavoravo a Fara d'Adda che l'idea mi passava per la testa: spesso, in primavera e in estate, trascorrevo la mia pausa pranzo sul fiume e vedevo gente che si faceva 'trascinare' su quel corso d'acqua che ha un'irruenza diversa rispetto al Rio Dulce, che scorre placido. 

Ho colto l'occasione... e così siamo arrivate fino al Castillo de San Felipe, senza grandi fatiche.

Ho visto gli occhi di Rosy illuminarsi di fronte alla fortezza. Non ne aveva mai vista una prima di allora. Considerando la sua giovane età e il fatto che vive lassù, in quello che è lo stato più settentrionale degli USA, in prossimità del circolo polare, probabilmente non è così strano. Credo che agli occhi di una ragazzina che vive ad una manciata di chilometri dal castello sforzesco o di qualunque altra meraviglia architettonica, avrebbe avuto un altro effetto. Tutto è relativo... Magari lei nelle terre lapponi - che per me sono magiche - non avrebbe visto nulla di ciò che ho visto io!

Poi, è arrivato il giorno della navigazione fino a Livingston, sulla barca di Cesar, un signore di mezza età che abbiamo incontrato al nostro arrivo a Rio Dulce.

Quella mattina, il cielo era grigio e piovigginava, ma l'indomani sarei partita e quindi non potevamo rimandare...  


Cesar ci ha accolte con un'ironia che credo sia tutta guatemalteca: <<Questo è un giorno speciale! Oggi piove, mentre ieri e l'altro ieri c'era il sole!>>.

Passati sotto l'orribile ponte che collega le sponde del fiume, sembrava che le nuvole volessero lasciare spazio a qualche flebile raggio di luce. 

Mangrovie e diverse piccole isole sono apparse nel tratto in cui il fiume si allarga, chiamato El Golfete, oltre a qualche pellicano, infreddolito.   


In poche ore avremmo raggiunto Livingston, ovvero i Caraibi del Guatemala, ma avevo l'impressione di essere da tutt'altra parte: mi è tornato in mente quel giorno di qualche anno fa, in Scozia, sul Loch Lomond, con Gianluca; il paesaggio aveva gli stessi colori, le stesse tonalità grige, tipiche nei giorni di maltempo nel Nord Europa. 

All'improvviso ha ripreso a piovere, più forte di prima. Non vedevo più nulla, perché le lenti dei miei occhiali erano appannate da mille gocce d'acqua, ma sentivo Rosy che diceva: <<Sono tornata a casa? Sulla mia isola piove sempre così...>>.

Quando iniziavo a pensare che fosse una cattiva idea quella di volersi spingere fino a Livingston a tutti i costi, nonostante le condizioni metereologiche avverse, un'altra schiarita. 

Cesar si è avicinato alle casette costruite sulle sponde del fiume, abitate da famiglie di pescatori. Ne abbiamo visti tanti lungo il tragitto, nelle loro canoe, con le loro reti.  



Siamo poi arrivati alle sorgenti termali. La tentazione di scaldarci in quelle acque era grande, ma la temperatura esterna non particolarmente invitante. Abbiamo quindi optato per un té, prima di ripartire.

Tra le pareti del canyon, scavato dal Rio Dulce, volavano i gabbiani, numerosi, lasciando presagire che il mare ormai era vicino, come la nostra meta.

Di Livingston posso dire ben poco: ci ho passato qualche ora, prima di tornare indietro. Mi è sembrato un posto molto rilassato, dove non c'è granché da fare.

Il ritorno ce lo siamo davvero goduto, ascoltando Cesar che intonava 'O sole mio'...




2 commenti:

  1. Interessante il tuo racconto! Potrebbe interessarti il mio blog dove viaggio anch'io ma con taccuino e matita disegnando nei luoghi che visito. http://schizzidiviaggio.blogspot.it/
    ciao
    Susanna Casale

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    1. Ciao Susanna! Scusa se rispondo solo ora al tuo commento, ma quando mi hai scritto ero in viaggio e da quando sono tornata, due settimane fa, non mi sono fermata un attimo, perché sto traslocando... Passerò certamente dal tuo blog! Sai che tra le mie passioni c'è anche il disegno? :-) A presto, Mery

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