martedì 14 aprile 2015

In viaggio verso Antigua: correre non ha senso

Era l'ultima volta che avrei preso la lancia per attraversare il lago. Stavo lasciando San Pedro, diretta ad Antigua.

A Panajachel, vicino al molo, c'era un signora, che con uno strano ma efficientissimo spremiagrumi, pressava decine e decine di arance; per soli 5 quetzal, circa 50 centesimi di euro, mi ha dato quasi mezzo litro di succo. Anche le altre persone scese dalla lancia si sono fermate. Quando se ne sono andate, lei si è seduta vicino a me, su un muretto. Mi ha raccontato che si chiama Renata, che è sposata e che ha una bambina; la sua bambina era lì, tutta vestita di rosa, che giocava, felice.

Nel frattempo, mentre aspettavo lo shuttle, è arrivata un'altra donna. Così, ad occhio e croce, ho pensato che potesse avere una cinquantina d'anni; poi, ho visto che sulle spalle portava un bambino, piccolo, e, per mano, ne teneva un altro che non avrà avuto più di quattro anni. Era lì per vendere degli scialle: quando ha capito che non ero interessata, ha lasciato i figli, lì, seduti sul muretto, accanto a me, e se ne è andata con la sua mercanzia tra le mani. E' tornata solo dopo dieci minuti, un quarto d'ora.

Sono passate anche due bambine, grandicelle, ma certamente non abbastanza per lavorare. Trascinavano due sacchi pieni di cipolle, ridendo. Hanno cercato di sollevarli, per portarli in spalla, ma non ce la facevano. Eppure continuavano a ridere. Dopo qualche secondo è intervenuto un uomo che le ha aiutate a portare quei sacchi fino al molo. 

Lo shuttle è arrivato mezzo vuoto. Oltre a me, ad Antigua, quel giorno, ci andava solamente una coppia, ovvero un ragazzo italiano e la sua fidanzata inglese. Penso che poche altre volte in Guatemala ho viaggiato così comoda: avevo ben tre sedili tutti per me.

Poco prima di arrivare in città mi hanno chiesto se potevamo farci lasciare tutti nello stesso posto, ovvero l'ostello dove avevo prenotato. Loro, infatti, avevano solo 45 minuti da trascorrere ad Antigua prima di andare in aeroporto e non sapevano dove lasciare i bagagli. Chiedendomi cosa potessero vedere in così poco tempo, gli ho risposto che non c'era alcun problema.

In un secondo momento mi hanno parlato del loro itinerario (forse, dovrei dire della loro maratona!): ancora mi chiedo come sia possibile cercare di attraversare mezzo Yucatan, mezzo Guatemala e l'isola di Cuba in meno di tre settimane.

Già prima di buttarmi in questa avventura avevo capito che correre, in viaggio, non ha senso; i due mesi in Centro America me lo hanno confermato. E' proprio nei luoghi in cui mi sono fermata di più che sono riuscita ad apprezzare aspetti che in altre circostanze, di fretta, neanche avrei notato. E poi, il tempo, quello davvero libero, quello che non ho programmato per riuscire a vedere un monumento piuttosto che una mostra, ha dato modo ai miei pensieri di sedimentarsi, di non travolgersi l'un l'altro, per poi svanire nel nulla, in un turbinio che risucchia spunti, idee, riflessioni, considerazioni...

Arrivati ad Antigua, abbiamo scoperto che il conducente non conosceva l'ostello; una volta indicatagli la via su una cartina, tuttavia, ci ha portati ad un incrocio e ci ha detto che poteva essere a destra o a sinistra, ma che a causa dei lavori in corso gli era impossibile svoltare. A quel punto io e il ragazzo siamo scesi dallo shuttle per verificare dove si trovasse l'ostello, tornare indietro, prendere i bagagli e fare a piedi il restante pezzo di strada; io sono andata da una parte, lui dall'altra, mentre la fidanzata è rimasta seduta, ad aspettare.

Sono stata io a trovare l'ostello. Di ritorno, dopo pochi minuti, ho visto il ragazzo con lo zaino sulle spalle, mentre trascinava il trolley della fidanzata, che poco più avanti urlava come una matta, perché ormai gli erano rimasti solo venti minuti...

In ostello sono stata accolta da Raul, da sua moglie e dal coniglio Loti, appostato - come una guardia - fuori dalla sua tana. Appena arrivata, mi hanno fatto accomodare per parlare di una questione che li preoccupava moltissimo: a causa di un overbooking non potevo avere la camera singola (tra l'altro l'unica che intendevo concedermi durante il viaggio - costava 8 euro!) che avevo prenotato. Solo una doppia era libera, che avrei dovuto condividere con una certa Natasha. Raul e sua moglie, sollevati dalla mia disponibilità - non avevo voglia di attraversarmi mezza città con lo zaino e ormai ero abituata a dormire in camerata! - rimanevano comunque in ansia, perché sapevano di doversela vedere ancora con qualcuno, che sarebbe arrivato quella notte, dopo un lungo volo intercontinentale...

Il coniglio Loty




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