Mundo maya, parte I: la quotidianità di San Cristobal de las Casas

Viviamo un mondo sempre più globalizzato, che vede uniformarsi, progressivamente, abitudini e comportamenti.

Viaggiando mi sono resa conto, tuttavia, che in Chiapas, così come in Guatemala, esistono ancora luoghi espressione di usi e costumi - per così dire - genuini.

A questo proposito, vi parlerò - attraverso una pluralità di post - di una quotidianità che rivela aspetti culturali di un mundo maya ancora vivo e tutt'altro che pietrificato in qualche solitaria piramide in mezzo alla giungla.

Oggi vi racconto di San Cristobal de las Casas...

La cittadina accoglie infatti - come i villaggi che sorgono sulle vicine montagne - numerose comunità ancorate a quella che è la tradizione.

Immediatamente e un po' ovunque si percepisce che una parte della popolazione mantiene uno stile di vita tutto suo. Sul sagrato delle chiese si parlano lingue lontane dallo spagnolo: sono, infatti, lo zotzil e lo tzeltal a risuonare, in tutte le loro varietà. Tra le vie, acciottolate, jeans, felpe e scarpe da tennis non rappresentano la consuetudine. Le donne, infatti, indossano lunghe gonne, oltre ad ampi scialle con motivi floreali; agli uomini, invece, non mancano copricapo e calzature in cuoio. Al mercato pochi prodotti arrivano da una fabbrica: c'è chi vende ortaggi, chi i polli che ha allevato, ma anche chi tesse, chi ricama e crea, con le sue mani, pezzi unici.

Poi, c'è tutto un insieme di credenze e saperi, invisibili agli occhi di chi è di passaggio. E grazie ad una conversazione con Maria del Carmen - ricercatrice spagnola che trascorrerà i prossimi tre anni in Chiapas - se sono riuscita a cogliere qualcosa del patrimonio immateriale custodito dai maya: mi ha parlato, infatti, di uno studio che lei stessa sta conducendo, allo scopo di valorizzare le conoscenze, inerenti le proprietà delle erbe medicinali, di un gruppo di donne che vive a ridosso della foresta. Anche il pueblo di San Juan Chamula e i riti che si compiono nella sua chiesa, tuttavia, hanno arricchito la mia esperienza in questo senso, ma questa è un'altra storia, di cui non mancherò di raccontare.

Agli occhi abituati alla quotidianità della modernità, omologante, tutto il visibile, a San Cristobal, appare semplicemente pittoresco. E, innegabilmente, tutto è pittoresco.

Tuttavia, agli stessi occhi a volte sembra sfuggire che quella vita è fatta anche di fatica e rinuncia. Non vedono che dietro i banchi di frutta e verdura ci sono anche anziani e bambini. Non vedono che chi è lì, seduto sul marciapiede, probabilmente, si è messo in marcia all'alba con la sua mercanzia sulle spalle ed è da due ore che sta intrecciando lo stesso braccialetto, che sarà venduto a dieci pesos; sono invece gli stessi occhi a guardare al portafoglio, cercando di trattare sul prezzo di quel braccialetto, già troppo basso.

Le giornate a San Cristobal sono un perpetuo andirivieni, di gente sempre e comunque indaffarata, abituata a vivere con quel poco che riesce a guadagnare.

E' nei volti, spesso stanchi e provati, di quella gente, che il mundo maya si palesa, in tutte le sue difficoltà e in tutta la sua bellezza, che va preservata...





























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