L'ultima tappa del mio viaggio verso Est: Cracovia...

Il controllore bussava alla porta della cuccetta. Ho aperto le due serrature che la sera precedente, lasciando Praga, per ragioni di sicurezza, mi aveva caldamente invitato a chiudere. Nel suo lodevole italiano, studiato da autodidatta, mi ha segnalato che in poco meno di mezz'ora il treno sarebbe giunto a destinazione. La notte era trascorsa serenamente: né io, nè Gianluca, abbiamo avvertito pericoli di sorta.

Alle sette del mattino sono arrivata a Cracovia: era sabato e la città sembrava deserta. 

Mi sono subito messa alla ricerca dell'ostello dove avrei passato le due notti successive. Non senza qualche difficoltà, girovagando per circa un'ora, l'ho finalmente trovato, lì, all'interno di un condominio, a solo qualche centinaio di metri dalla splendida Rynek Glowny, la piazza del mercato, il cuore della città. 

Proprio di fronte all'ingresso un gruppo di anziane signore stava allestendo una bancarella di fortuna: un telo per terra e sopra qualche vestito usato.

La ragazza alla reception mi ha permesso di accedere immediatamente alla camera che avevo prenotato, mi ha anche offerto la colazione e fornito indicazioni utili per la visita ad Auschwitz e Birkenau, alla quale avrei preso parte lo stesso giorno. 

Dopo essermi riposata una mezz'oretta, ho iniziato con veloce giro esplorativo del centro, partendo proprio da Rynek Glowny, una delle piazze più grandi d'Europa, ricca di edifici religiosi e dominata dal mercato coperto che quotidianamente si tiene all'interno della loggia rinascimentale.

Le numerose chiese, sparse per la piazza (e per tutta la città...), mi hanno subito dato idea della profonda devozione cattolica dei polacchi, sopravvissuta al regime comunista, nonostante le politiche repressive messe in atto.  D'altro canto, tale sentimento si esprime nel significativo legame che Cracovia mantiene con la figura del suo forse più illustre cittadino: Karol Woytila.

              

Nel poco tempo che avevo a disposizione, sono riuscita a spingermi sino alla collina del Wawel; lì si ergono il Castello e la Cattedrale, memorie del passato regale della città, che fu capitale del Regno di Polonia sino al XVII secolo.

Sovrani e cardinali non furono, tuttavia, gli unici illustri inquilini del Wawel: secondo una leggenda, in una caverna ai piedi della collina, lungo le sponde della Vistola, viveva un famelico drago, che gli abitanti del luogo solevano placare offrendo periodicamente in sacrificio una ragazza. Il re, stanco di questa triste usanza, decise di offrire in sposa la propria figlia a chi avesse trovato il modo di uccidere la bestia. L'impresa riusci ad un umile ragazzo, che ingannò la mostruosa creatura lasciando davanti alla sua caverna una pecora riempita di zolfo; quando il drago la divorò, avvertì una sete terribile, che cercò di placare bevendo tutta l'acqua della Vistola, sino ad esplodere, in un sonoro boato...





Il giorno successivo al mio arrivo ho visitato il quartiere ebraico Kazimierz, che si presenta lugubre e trascurato, ma che nasconde un'atmosfera d'altri tempi, autentica e popolare.

Nella piazza principale, ho notato una serie di banchetti: solo qualche frutto e qualche ortaggio, oltre ad un paio di polli, appesi per il collo, probabilmente appena sgozzati e spennati. Ero in città, ma avevo la sensazione di trovarmi in qualche remoto villaggio, come quelli che avevo scorto mentre ero in viaggio tra Vienna e Budapest.

Purtroppo non ho avuto modo di visitare la Fabbrica Schindler, immortalata nel celebre film di Steven Spielberg ''Schindler's List'', con il quale è stata messa in scena la vicenda dell'imprenditore tedesco che ha salvato la vita a più di mille ebrei; e nemmeno il quartiere di Nova Huta, costruito negli anni Cinquanta secondo i canoni dell'architettura razionalista sovietica, per ospitare gli operai impiegati nel locale polo siderurgico. Luoghi della memoria e testimonianza del tormentato passato della Polonia saranno un buon motivo per tornare in città in futuro...

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