Guardando il paesaggio di Budapest...

Io...in una Trabi!!! - Budapest, Ungheria

C'è chi sostiene che il territorio rifletta, come uno specchio, l'identità ed il vissuto di chi lo abita... 

In effetti, durante il mio viaggio verso Est, proprio guardandomi intorno ho iniziato a capire qualcosa in più di un mondo che, almeno fino a qualche decennio fa, si poneva e veniva posto agli antipodi rispetto al nostro.

Sul treno che da Vienna mi ha portata a Budapest, osservavo quegli ampi spazi rurali che all'epoca dell'Unione Sovietica erano sconvolti dall'attività di enormi complessi industriali, oggi dismessi, ma ancora lì, tra una cascina e l'altra, a deturpare il paesaggio con la loro sagoma, mostruosa, grigia. 

Nel paesaggio urbano della capitale, invece, almeno in un primo momento, nulla mi è parso rimandare al suo passato più recente.

Budapest, nei miei ricordi, è indissolubilmente legata al Danubio, che la attraversa, dividendola in due metà che un tempo costituivano città distinte: su una sponda la collinare Buda, sull'altra la pianeggiante Pest.

Appena giunta in città, dal Ponte delle Catene, ho potuto vederla tutta lì, rilassata, su quel placido fiume, nel suo splendore mitteleuropeo...

Da un lato, sopra le mura, scorgevo il Palazzo Reale, la Chiesa di Matyas e il bastione dei pescatori; dall'altro, il Palazzo del Parlamento e la barocca Basilica di Santo Stefano. 

E' proprio lì mi sono chiesta: <<Non è rimasta traccia della dominazione sovietica? Il paesaggio urbano non ha subito alcuna trasformazione in decenni di dittatura?>>. 

Nella centralissima ed affollata Vaci Utca, tra boutiques, fast food e negozi di souvenir, ho addirittura avuto la sensazione di non trovarmi nell'Europa Orientale, quella deturpata dal giogo di Mosca...

Sono dell'idea che nel centro storico e nell'area ad esso limitrofa, effettivamente, sia difficile leggere quel passato, dando un'occhiata ad edifici e monumenti. 

Una volta raggiunto lo Szobor Park, sono però riuscita ad immaginare come doveva apparire, per certi versi, Budapest in quegli anni. In centro, tante statue, enormi, che raffiguravano Lenin, Stallin, oltre ad alte personalità ed allegorie del mondo comunista. 

A quel punto non ho potuto fare a meno di chiedermi come fossero percepite dalla gente di Budapest, in quanto celebrazione di un potere che incombeva. Senza dubbio il loro impatto visivo doveva essere importante e credo che quello emotivo non fosse da meno, quando ancora non erano state raccolte in un parco a tema.

Nonostante di quell'epoca oggi a Budapest non si veda più nulla, se non qualche vecchia Trabi, la città mantiene memoria di quanto è stato, nei musei: il Terror Haza, ad esempio, ospitato nell'edificio che è stato sede della polizia segreta ungherese tra il 1945 ed il 1956, racconta gli orrori della dittatura (anche di quella nazista...) e dà accesso ai sotterranei dove venivano imprigionati i dissidenti politici. 

A dire la verità, però, se ripenso al mio arrivo a Budapest, alla stazione di Keleti Pu, mi rendo conto che forse qualcosa è rimasto anche nel paesaggio, in quello umano però. 

Scesa dal treno partito da Vienna, dopo tre ore di viaggio, sul binario, quasi in fila, ho subito notato una decina di uomini che tra le mani tenevano un cartello: <<Taxi>>. Le loro voci, come un eco, insistenti, giungevano alle mie orecchie, anche mentre mi allontanavo: <<Taxi?Taxi?Taxi?Taxi?>>. Erano i tassisti abusivi di cui avevo letto in rete prima di partire? Quelli che porterebbero i turisti in periferia e li deruberebbero di tutti i loro averi? Probabilmente si trattava di tassisti che esercitavano la loro attività in modo irregolare, in un mondo post-comunista in cui hanno dovuto reinventarsi, ma per il resto? 

Ormai lontana dai tassisti, in fila per cambiare gli euro in fiorini ungheresi, ho sentito un altra voce, più familiare e discreta. Un uomo si è avvicinato e, nella mia lingua, ha ripetuto più volte: <<Io cambia soldi! Io cambia soldi!>>. Chiaramente, ho rifiutato la sua proposta, ma qualche domanda me la sono posta. Perché si rivolgeva a me in italiano? Come ha fatto a capire da dove venissi? E, soprattutto, da dove arrivavano i soldi che mi stava offrendo? Era anche quello uno modo per tirare a campare? O dietro quel tipo di attività c'è invece un disegno più vasto? 

Altri dubbi mi assillano: che queste domande non siano altro che l'espressione di un confine costruito inconsciamente dal mio immaginario? Che i luoghi comuni, oltre alle trasformazioni subite dal paesaggio e dall'uomo negli anni della dittatura, non continuino a definire quel confine tra Est ed Ovest, ormai non più delimitato dalla cortina di ferro?


Danubio e Palazzo Reale - Budapest, Ungheria

Danubio, Ponte delle Catene, Chiesa di Matyas e Bastione dei Pescatori - Budapest, Ungheria 

Scorcio della policroma Chiesa di Matyas e del Bastione dei Pescatori - Budapest, Ungheria

Parlamento sul Danubio - Budapest, Ungheria

In lontananza, la Basilica di Santo Stefano - Budapest, Ungheria

 Una delle tante statue dello Szoborpark - Ungheria

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Se vuoi saperne di più a proposito del mio viaggio verso Est:




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